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Paggena:A scarreca varrile ossia No bastone chiacchiarone.djvu/10

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Chesta paggena tene nu prubblema.
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BON. E lo buò sapè da me.

AMAL. Oh! ma chisto s’è fatto impossibile a potè servì.

GIUL. Abbici pazienza, è vecchio! Amalia, vuoi farmi un piacere? Viení a desinare da noi, ho bisogno di stare in compagnia.

AMAL. Come vuoi.

P. PAOL. Vale a dì, che io sto fora compagnia.

BON. (Che si sarà seduto a guardare sotto il divano). Che c’entra, quella vuol dire per fare quattro chiacchiere tra femmene e femmene; va bene verremo. (piano a P. Paolo.) Accossi me dice pure lo risultato de la visita che devi fare.

P. PAOL. (piano a Bon.) Pecchesto nce potevamo vedė a lo caffè. (siede al divano).

AMAL. A proposito, dimane jammo a S. Carlo?

GIUL. Veramente non so ancora, perchè facilmente non vi saranno più palchi.

AMAL. Cioè, secondo lo solito; quanno va in iscena nu spartito nuovo se stipano li biglietti pe lucrare di più.

BON. (col bastone cerca cacciare l’astuccio da sotto il divano, ma da nelle gambe di P. Paolo.)

P. PAOL. (Guè tu me struppje).

BON. (c. s.) Zitto, lo stò caccianno).

GASP. (a Bonifacio) Signò che state vedenno, si so ghiute nterra ’e guante?

BON. Levate da lloco… vattenne in sala.

GIUL. Ma noi il palco c’è molta probabilità che l’avremo.

AMAL. E come?

GIUL. D. Isidoro ci ha promesso di procurarcene uno.

AMAL. Ah! D. Isidoro!… quel giovane ch’aggio visto più de na vota ccà quanno hai tenuto conversazione?

GIUL No giovine elegante, nu poco timido, ma compitissimo.

AMAL. E s’è compromesso di portarlo? Speriamo che lo avessimo. Che vuoi, io vado pazza per le prime rappresentazioni, e specialmente quando c’è un fiasco.

BON. (per troppo calarsi cade) Ah!

GIUL.( — GASP. (corre per aiularlo).
Uh!
AMAL. (— P. PAOL. Che diavolo ’e fatto?

BON. Ah… ah… niente… niente!

AMAL. Comme sì caduto?

BON. Pe vedè pe terra chi sa c’erano chilli canchere de guante.