Paggena:Miseria e nobiltà.djvu/76

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eduardo scarpetta


famiglia nobilissima si tratta della fortuna di mia figlia, capite?
Giac. Oh, io non voglio incomodarvi, tornerò stasera.
Gaet. Me faciarrisseve nu gruosso piacere, scusate.
Giac. Ma niente affatto, per carità. (avvicinandosi a Pasquale, Felice, Concetta e Pupella senza riconoscerli) Signori, scusate se vi ho disturbato... ma io non poteva supporre che D. Gaetano era occupato con voi... Fate pure il vostro comodo. (Ma che se stanno piglianno a capuzzate?) D. Gaetà, stateve bene, nce vedimmo stasera.
Gaet. A rivederci (Giacchino esce) Signori, faccio le mie scuse...
Fel. Ma che scuse e scuse!... Quando si parla con noi, non si dà retta a nessuno.
Pasc.Noi non siamo abituati ad essere trattati così!
Gaet. Perdonatemi, non lo farò più, è stata la prima ed ultima volta! (Guè! se so’ pigliate collera! Ah! perciò se pigliavene a capuzzate!) Vi chiedo mille scuse!
Pasc.Va bene, non se ne parli più.
Fel. Ma se ritorna quell’ uomo, non lo fate più entrare, mandatelo via!
Pasc.Sì, sì, non lo fate entrare più!
Gaet. Va bene, vi servirò.
Eug. Dunque, pare che si sia tutto conchiuso per il matrimonio?
Gaet. Tutto, non ci è altra difficoltà, non è vero?
Pasc.Ma nessun’ altra, nessun’ altra.
Fel. Siamo tutti contenti, Gaet. Bravissimo!... Adesso vorrei dirvi una cosa,